CASA – QUANDO I COSTI DI SANATORIA DI UN IMMOBILE POSSONO ESSERE OGGETTO DI RIDUZIONE DEL PREZZO

n relazione all’articolo 1492 C.c il compratore che dovrà procedere in sanatoria per un’immobile acquistato con vizi causati dal venditore o da un precedente dante causa può esercitare nei confronti del venditore un’azione di riduzione del prezzo.

Il presupposto per un azione redibitoria o per un’azione estimatoria deve essere il vizio conosciuto ed omesso dal venditore in sede di vendita dell’immobile.

Spetta quindi al venditore l’onere di provare di non essere a conoscenza dei vizi sull’immobile.

Nel caso in cui all’atto di compravendita si fa menzione dei vizi sull’immobile, l’azione di rimedio è legittima solo in presenza di  una clausola nel suddetto contratto ,in mancanza della quale si presume che il vizio sia già stato oggetto di trattativa tra le parti.

Generalmente l’azione di cui all’articolo 1492 cc è soggetta a decadenza se il compratore non denuncia i vizi entro 8 giorni dalla loro scoperta ed a prescrizione entro un anno dalla consegna.

DL semplificazioni, voci su nuovo condono edilizio

Superbonus 110% e irregolarità urbanistiche: l’abuso non è tollerato, la discordanza a volte sì

Un condono edilizio per abusi considerati “lievi” che rientrino nei piani urbanistici al momento dell’approvazione del decreto

Sembrerebbe che si tratti di una riformulazione della norma sull’accertamento di conformità del Testo Unico sull’edilizia: “in caso di interventi realizzati in assenza di permesso di costruire o in difformità da esso, ovvero in assenza di Scia- o in difformità da essa”, il responsabile dell’abuso o il proprietario dell’immobile possa, fino all’irrogazione delle sanzioni amministrative, “richiedere il rilascio del permesso in sanatoria o presentare una Scia in sanatoria, qualora l’intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente, sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda”.

Lo stop a un possibile condono edilizio arriva proprio dall’interno della maggioranza: c’è chi dice di “non potere mai accettare nessun condono”.

Ma al di là delle varie opinioni, giuste o sbagliate che siano, vediamo come siamo messi:

Secondo TEKNORING : In Italia ci sono ancora oltre 5 milioni di pratiche di condono edilizio da evadere, praticamente un terzo del totale di quelle presentate a partire dalla prima legge varata sul tema, oltre trent’anni fa, dal Governo Craxi (la 47/85). 5.392.716 pratiche, per la precisione, su un totale di 15.431.707. Volendo calcolare il danno per l’erario italiano in termini di mancati incassi di oneri concessori, oblazioni, diritti di istruttoria, segreteria e sanzioni da danno ambientale, si parla di 21,7 miliardi di euro, praticamente il denaro equivalente a circa 1,4 punti del Pil. E a dispetto di luoghi comuni sulla territorialità del condono edilizio, le domande riguardano praticamente qualsiasi Comune (solo lo 0,9% non ne è interessato), con picchi stratosferici a Roma ma cifre importanti anche a Milano, Firenze, Venezia, Napoli. Volendo essere costruttivi: sarebbe ora di fare un’analisi delle varie casistiche e proporre idonee soluzioni che diano a tutti una maggiore certezza del diritto.