Investire in student housing genera buoni rendimenti

dal SOLE24ORE del 20/01/2020

“È un amore in costante aumento quello degli investitori per gli immobili da affittare agli studenti. Nella classifica delle operazioni previste per il 2020, elaborata da Dla Piper, il settore dello student housing vedrà passare le intenzioni di investimento dal 19,3% al 46,7% (le risposte sono multiple), caratterizzando così tale settore come quello con il maggior differenziale da un anno all’altro. Ma se gli investitori senza dubbio traggono vantaggi dallo sviluppo del comparto delle residenze…”

secondo IDEALISTA

Saranno otto milioni gli studenti internazionali da qui al 2025 nell’ambito di progetti in area Ocse: come farà l’Italia ad approfittare di questa ondata di giovani per sviluppare un sistema concreto di student housing? Sono gli interrogativi dell’ultima ricerca di Jll, intitolata “Student Housing in Italy.

Studenti cinesi e indiani in arrivo in Italia

I movimenti internazionali di studenti, soprattutto dall’India e dalla Cina, si faranno nei prossimi anni sempre più imponenti, creando reali esigenze di alloggio per chi si muove per ragioni di studio. Secondo Jll, se nel 1990 gli studenti internazionali si limitavano ad una soglia di 1,3 milioni, nel 2025 saranno 8 milioni, e cresceranno di un altro 60% fino al 2027.

Gli studenti stranieri aumentano di anno in anno anche nelle università tricolore: nell’ultimo quindicennio gli studenti di cittadinanza non italiana che si sono immatricolati nel nostro paese sono raddoppiati. In tutto nell’anno accademico 2016/2017 sono stati registrati circa 100 mila studenti stranieri a cui vanno aggiunti oltre 22 mila studenti del programma Erasmus.

Contemporaneamente sono incrementati i percorsi di laurea in lingua inglese in tutta Europa: erano appena 55 nel 2009 mentre l’anno scorso sono arrivati a quota 2900. In Italia nell’anno accademico 2016/2017 hanno raggiunto quota 339.

Università italiane, residenze per studenti

Un movimento che non potrà che interessare anche l’Italia, le cui università da tempo si stanno attrezzando per un’offerta formativa di stampo internazionale, con il vantaggio di costo della vita e rette universitarie relativamente più basse a fronte di una preparazione di ottimo livello. Se al momento l’offerta abitativa è in massima parte in carico ai genitori per quanto riguarda gli studenti in sede (che per il 75% vivono a casa con mamma e papà, la percentuale più alta in Europa), le abitazioni fuori sede sono in mano a privati, istituzioni e associazioni varie, campus e residenze universitarie.

La porta comincia però ad aprirsi anche ad investitori internazionali: ad oggi, secondo Jll, sono circa 50 mila i posti letto disponibili, contro una domanda potenziale che supera il milione tra studenti e giovani lavoratori. Il potenziale di crescita, e di business, per questo settore quindi è più che mai interessante. In Italia infatti il rapporto tra disponibilità di spazi e richiesta non supera il 3%, mentre nel Regno Unito è del 34%, in Irlanda del 15%, in Francia dell’11%, in Germania del 9% e in Olanda e in Spagna del 6%.

Residenze universitarie, in Italia rendimenti interessanti

A livello globale, inoltre, il segmento dello student housing viene considerato un’asset class matura ma in Italia siamo ancora limitati, con prevalenza di sviluppi di progetti ex novo. Nel 2017 si sono registrati a livello EMEA 6,9 miliardi di investimenti (+16% rispetto allo scorso anno) con il Regno Unito che fa la parte del leone: di questo volume l’83% è focalizzato nel mercato UK. Nel 2017 in UK gli studentati hanno rappresentato il 7% del totale degli investimenti immobiliari del paese mentre in Europa questa asset class ha un market share in media del 3%. In Italia invece il settore ha ricoperto appena lo 0,1% del totale, con rendimenti netti però molto interessanti: secondo Jll sono quantificabili in un range che varia da 5,75% a 6,25%.