Uno strano NATALE

Questo Natale, con la pandemia in corso, manca lo spirito della festa, sembra di mancare di rispetto a chi non è più con noi e alle loro famiglie. Il dramma di chi non ha più un lavoro, di chi sa di dover chiudere l’attività. Però abbiamo anche un Dovere. Nel ricordo di chi non è più con noi, dare a tutti la speranza di un futuro migliore.

Toccato il fondo, si può risalire, dobbiamo impegnarci a migliorare, a trovare nuove vie, dobbiamo essere sinergici. Aiutare chi è in difficoltà, nei limiti delle nostre possibilità, tutti insieme possiamo farcela.

AUGURI di pace, salute e fortuna a tutti.

Trasparenza nelle compravendite immobiliari: Il Decreto Semplificazioni ha introdotto un nuovo documento: il certificato di stato legittimo

Si tratta in una dichiarazione “asseverata”, riferita all’immobile oggetto di compravendita, redatta da un professionista, che certifica l’assenza di difformità urbanistiche e abusi edilizi e se ne assume la responsabilità penale.

Nel corso della compravendita di un immobile, una particolare attenzione è posta nella verifica della “regolarità urbanistica” della costruzione e l’assenza di ”abusi edilizi” , cioè di modifiche apportate con interventi non autorizzati.

Per quanto riguarda il mutuo, se la casa è abusiva – ovviamente – è impossibile ottenere un mutuo. In caso di abusi edilizi minori, sebbene la compravendita sia possibile, ci potrebbero essere riflessi negativi sull’ottenimento del finanziamento.

L’abuso edilizio è un reato e, se scoperto, deve essere sanato dal proprietario dell’immobile, anche se questi non ne sia il diretto responsabile. Il conseguente procedimento penale riguarderà l’effettivo autore dell’abuso, ma spetterà al proprietario dell’edificio, ad esempio, demolire il soppalco o il balcone non autorizzato, pagando così il fatto di non essersi preoccupato di verificarne la conformità con il progetto approvato in origine.

Finora la garanzia dell’assenza di difformità e abusi poteva essere attestata solo dalla “dichiarazione di conformità urbanistica ed edilizia” rilasciata da un tecnico: un documento di natura privata, senza conseguenze penali in caso di contenuto mendace.

Con l’art.10 del D.L. n.76/2020 del 16 luglio 2020 (Decreto Semplificazioni, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020 n. 120 con l’aggiunta dell’art. 9 bis  del comma 1-bis, il compratore ha a sua disposizione un nuovo strumento: il certificato di stato legittimo.

Che cos’è il certificato di stato legittimo?

Lo stato legittimo dell’immobile o dell’unità immobiliare è quello stabilito dal titolo abilitativo che ne ha previsto la costruzione o che ne ha legittimato la stessa e da quello che ha disciplinato l’ultimo intervento edilizio che ha interessato l’intero immobile o unità immobiliare, integrati con gli eventuali titoli successivi che hanno abilitato interventi parziali”.

Il certificato di stato legittimo, quindi, attesta che l’edificio corrisponde al progetto presentato e autorizzato per la costruzione o a quello, sempre autorizzato, con il quale è stato modificato in tutto o in parte.

La caratteristica più importante del certificato di stato legittimo è che si tratta di una dichiarazione “asseverata” rilasciata da un tecnico abilitato (architetto, ingegnere, geometra, cioè un professionista iscritto a un Ordine), che, a differenza di quanto avveniva con la dichiarazione di conformità, si assume una responsabilità di carattere penale, in caso di false attestazioni.

Si tratta cioè di una dichiarazione ufficiale con carattere pubblicistico, inerente al diritto pubblico.

Le tolleranze costruttive

Il certificato di stato legittimo dovrà anche indicare le eventuali piccole modifiche apportate all’immobile che siano difformi in piccola misura dal progetto autorizzato. Tali difformità sono chiamate “tolleranze costruttive”.

Sono considerate dalla legge tolleranze costruttive:

  • il mancato rispetto dell’altezza, delle distanze, della cubatura, della superficie coperta, se contenuto entro il limite del 2% delle misure previste;
  • irregolarità, minime modifiche alle finiture, spostamenti di impianti e opere interne (tranne che in caso di edifici sottoposti a vincolo storico-artistico) che siano avvenuti durante successivi interventi autorizzati e che non abbiano pregiudicato l’agibilità dell’edificio.

Lo stato legittimo degli immobili costruiti prima del settembre 1967

Per le costruzioni anteriori al 1° settembre 1967 non era previsto il rilascio di permessi urbanistici ed edilizi. Di conseguenza, per attestarne la regolarità nel certificato di stato legittimo, il tecnico potrà utilizzare i dati catastali originari e altre prove fotografiche e documentali, come estratti cartografici da mappe comunali o regionali o qualsiasi altro atto, pubblico o privato, di cui sia dimostrabile la provenienza e, come aggiunto in Parlamento, dal titolo abilitativo che ha disciplinato l’ultimo intervento edilizio che ha interessato l’intero immobile o unità immobiliare, integrati con gli eventuali titoli successivi che hanno abilitato interventi parziali.

Il certificato di stato legittimo: vivamente consigliato

Una premessa importante è che il certificato di stato legittimo non è un documento obbligatorio. Una compravendita è valida anche senza che venga prodotto. Considerato il suo valore legale, è però vivamente consigliabile, sia per chi vende, perché un immobile garantito come conforme è più appetibile, sia per chi intende acquistare e può chiedere il certificato di stato legittimo per non incorrere poi in brutte sorprese.

Il certificato di stato legittimo si rivela utilissimo anche in caso di richiesta di agevolazioni fiscali per interventi di ristrutturazione, che vengono concesse solo in caso di regolarità dell’immobile. Più in generale, questo documento contribuisce a velocizzare tutte le procedure autorizzative di natura urbanistica.

Uno strumento di tutela per il mercato immobiliare

Il certificato di stato legittimo è una positiva novità per la trasparenza del mercato immobiliare. Come operatori del settore, lo consideriamo un valido strumento per dare serenità a chi desidera comprare casa, perché smussa le naturali diffidenze di chi si appresta ad affrontare una spesa importante.

Sull’altro versante, un immobile corredato dal certificato di stato legittimo risulta più interessante di uno che ne è privo.

DL semplificazioni, voci su nuovo condono edilizio

Superbonus 110% e irregolarità urbanistiche: l’abuso non è tollerato, la discordanza a volte sì

Un condono edilizio per abusi considerati “lievi” che rientrino nei piani urbanistici al momento dell’approvazione del decreto

Sembrerebbe che si tratti di una riformulazione della norma sull’accertamento di conformità del Testo Unico sull’edilizia: “in caso di interventi realizzati in assenza di permesso di costruire o in difformità da esso, ovvero in assenza di Scia- o in difformità da essa”, il responsabile dell’abuso o il proprietario dell’immobile possa, fino all’irrogazione delle sanzioni amministrative, “richiedere il rilascio del permesso in sanatoria o presentare una Scia in sanatoria, qualora l’intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente, sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda”.

Lo stop a un possibile condono edilizio arriva proprio dall’interno della maggioranza: c’è chi dice di “non potere mai accettare nessun condono”.

Ma al di là delle varie opinioni, giuste o sbagliate che siano, vediamo come siamo messi:

Secondo TEKNORING : In Italia ci sono ancora oltre 5 milioni di pratiche di condono edilizio da evadere, praticamente un terzo del totale di quelle presentate a partire dalla prima legge varata sul tema, oltre trent’anni fa, dal Governo Craxi (la 47/85). 5.392.716 pratiche, per la precisione, su un totale di 15.431.707. Volendo calcolare il danno per l’erario italiano in termini di mancati incassi di oneri concessori, oblazioni, diritti di istruttoria, segreteria e sanzioni da danno ambientale, si parla di 21,7 miliardi di euro, praticamente il denaro equivalente a circa 1,4 punti del Pil. E a dispetto di luoghi comuni sulla territorialità del condono edilizio, le domande riguardano praticamente qualsiasi Comune (solo lo 0,9% non ne è interessato), con picchi stratosferici a Roma ma cifre importanti anche a Milano, Firenze, Venezia, Napoli. Volendo essere costruttivi: sarebbe ora di fare un’analisi delle varie casistiche e proporre idonee soluzioni che diano a tutti una maggiore certezza del diritto.

Investire in student housing genera buoni rendimenti

dal SOLE24ORE del 20/01/2020

“È un amore in costante aumento quello degli investitori per gli immobili da affittare agli studenti. Nella classifica delle operazioni previste per il 2020, elaborata da Dla Piper, il settore dello student housing vedrà passare le intenzioni di investimento dal 19,3% al 46,7% (le risposte sono multiple), caratterizzando così tale settore come quello con il maggior differenziale da un anno all’altro. Ma se gli investitori senza dubbio traggono vantaggi dallo sviluppo del comparto delle residenze…”

secondo IDEALISTA

Saranno otto milioni gli studenti internazionali da qui al 2025 nell’ambito di progetti in area Ocse: come farà l’Italia ad approfittare di questa ondata di giovani per sviluppare un sistema concreto di student housing? Sono gli interrogativi dell’ultima ricerca di Jll, intitolata “Student Housing in Italy.

Studenti cinesi e indiani in arrivo in Italia

I movimenti internazionali di studenti, soprattutto dall’India e dalla Cina, si faranno nei prossimi anni sempre più imponenti, creando reali esigenze di alloggio per chi si muove per ragioni di studio. Secondo Jll, se nel 1990 gli studenti internazionali si limitavano ad una soglia di 1,3 milioni, nel 2025 saranno 8 milioni, e cresceranno di un altro 60% fino al 2027.

Gli studenti stranieri aumentano di anno in anno anche nelle università tricolore: nell’ultimo quindicennio gli studenti di cittadinanza non italiana che si sono immatricolati nel nostro paese sono raddoppiati. In tutto nell’anno accademico 2016/2017 sono stati registrati circa 100 mila studenti stranieri a cui vanno aggiunti oltre 22 mila studenti del programma Erasmus.

Contemporaneamente sono incrementati i percorsi di laurea in lingua inglese in tutta Europa: erano appena 55 nel 2009 mentre l’anno scorso sono arrivati a quota 2900. In Italia nell’anno accademico 2016/2017 hanno raggiunto quota 339.

Università italiane, residenze per studenti

Un movimento che non potrà che interessare anche l’Italia, le cui università da tempo si stanno attrezzando per un’offerta formativa di stampo internazionale, con il vantaggio di costo della vita e rette universitarie relativamente più basse a fronte di una preparazione di ottimo livello. Se al momento l’offerta abitativa è in massima parte in carico ai genitori per quanto riguarda gli studenti in sede (che per il 75% vivono a casa con mamma e papà, la percentuale più alta in Europa), le abitazioni fuori sede sono in mano a privati, istituzioni e associazioni varie, campus e residenze universitarie.

La porta comincia però ad aprirsi anche ad investitori internazionali: ad oggi, secondo Jll, sono circa 50 mila i posti letto disponibili, contro una domanda potenziale che supera il milione tra studenti e giovani lavoratori. Il potenziale di crescita, e di business, per questo settore quindi è più che mai interessante. In Italia infatti il rapporto tra disponibilità di spazi e richiesta non supera il 3%, mentre nel Regno Unito è del 34%, in Irlanda del 15%, in Francia dell’11%, in Germania del 9% e in Olanda e in Spagna del 6%.

Residenze universitarie, in Italia rendimenti interessanti

A livello globale, inoltre, il segmento dello student housing viene considerato un’asset class matura ma in Italia siamo ancora limitati, con prevalenza di sviluppi di progetti ex novo. Nel 2017 si sono registrati a livello EMEA 6,9 miliardi di investimenti (+16% rispetto allo scorso anno) con il Regno Unito che fa la parte del leone: di questo volume l’83% è focalizzato nel mercato UK. Nel 2017 in UK gli studentati hanno rappresentato il 7% del totale degli investimenti immobiliari del paese mentre in Europa questa asset class ha un market share in media del 3%. In Italia invece il settore ha ricoperto appena lo 0,1% del totale, con rendimenti netti però molto interessanti: secondo Jll sono quantificabili in un range che varia da 5,75% a 6,25%.

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Notaio responsabile per vendite senza visure

A volte la presenza di atti e documenti, prodotti da altri professionisti, fanno ritenere superflue alcune verifiche che invece sono sempre da confermare. Qualcuno diceva “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” …

dal Sole24ore del 9 settembre 2019

Risarcisce il cliente il notaio che, in una compravendita immobiliare, relativa a più beni di un complesso edilizio, si limita a verificare l’atto di divisione, senza fare accertamenti risalenti nel tempo. Il risultato era stata la vendita, in particolare di un immobile, del quale in realtà, il venditore non era proprietario, non essendo mai entrato in possesso di un titolo valido. Una scoperta che sarebbe stato possibile fare risalendo indietro di almeno venti anni.

Cassazione sentenza 21775 del 28/08/2019

Certificato di idoneità statica degli edifici

PROROGA DEL TERMINE ( 26 NOV. 2019 ) PER IL CIS A MILANO

da: newsfood.com

Assoedilizia chiede la proroga del termine di scadenza per la redazione del C.I.S. – Certificato di idoneità statica degli edifici –

Preoccupa seriamente i milanesi, proprietari di immobili ultimati da più di cinquanta anni che non siano in possesso del certificato di collaudo statico degli edifici, la prescrizione contenuta nel comma 6 dell’art. 11 del Regolamento Edilizio vigente che richiede l’acquisizione di un certificato di idoneità statica (CIS) entro il termine di cinque anni dalla data di pubblicazione e cioè entro il 26/11/2019.

La sanzione prevista in caso di inadempimento è estremamente grave:
“Nel caso di mancato rilascio di tale certificazione nei limiti temporali previsti viene meno l’agibilità dell’edificio o delle parti di questo non certificate.
In caso di compravendita i notai dovranno allegare la certificazione all’atto di vendita”

Indipendentemente dalla legittimità di tale norma di natura regolamentare, legittimità che Assoedilizia ha contestato dall’inizio nelle sedi opportune, sono indiscutibili le difficoltà e gli oneri creati in capo ai proprietari che sono chiamati ad intervenire, secondo un procedimento formulato dal Comune in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri, che ha portato alla definizione di Linee Guida per l’effettuazione della verifica, Linee Guida approvate da una “Determinazione Dirigenziale “del Comune in data 25/11/2016.

La determina prevede anche che il CIS debba essere allegato al fascicolo di fabbricato e depositato presso l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano “ai fini dell’attività di monitoraggio e di analisi statistiche del patrimonio costruito”.
Il procedimento concordato prevede un primo ed un secondo livello di indagini sull’immobile che si concludono o con il rilascio del certificato dopo l’esame di primo livello se viene ritenuta sufficiente per accertare l’idoneità dell’edificio già questa prima indagine, che comporta costi di esecuzione contenuti, o, in ipotesi negativa, si dovrà passare a indagini approfondite con costi di esecuzione di grosso rilievo e serie difficoltà di attuazione.
Oltre ai costi la difficoltà, che potrebbe risultare addirittura impeditiva, riguarda il reperimento di tutti gli atti di fabbrica degli edifici e il complesso dei procedimenti di assentibilità di tutti gli eventuali interventi eseguiti successivamente alla originaria costruzione in assenza dei quali il tecnico delegato a certificare non si assume la responsabilità di procedere. Si pensi a tutti i passaggi di proprietà che possano essere intervenuti per l’edificio e alla impossibilità di ritrovare presso tutti i successivi proprietari i documenti richiesti o alla difficoltà di ottenerne il rilascio da parte della Amministrazione con un accesso.
In questa situazione è intervenuto un nuovo elemento che cambia i termini della problematica.

La Regione Lombardia con delibera di Giunta n. XI/695 ha recepito il Regolamento Edilizio-tipo di fonte statale stabilendo che i Comuni debbano adeguare i loro Regolamenti Edilizi a tale regolamento tipo che costituisce espressione di principio dello Stato, indirizzato a determinare su tutto il territorio principi omogenei nel regolamentare la materia edilizia a livello comunale.
Il Comune di Milano, in esecuzione di quanto stabilito dalla Regione, in data 21 dicembre 2018 ha reso noto l’avvio di procedimento relativo alla redazione del nuovo Regolamento Edilizio in adeguamento al Regolamento Edilizio tipo.
Il regolamento in vigore, pertanto, dovrà essere riscritto rispettando la procedura di approvazione prevista per legge e cioè adozione, osservazioni, approvazione definitiva e rispettando, quel che più conta, i principi che configurano il regolamento-tipo.

E a questo punto sembra proprio che la norma attualmente in vigore, esaminata sopra, che in forza del giudizio di un tecnico potrebbe arrivare a determinare il venir meno del provvedimento di agibilità dell’immobile e l’incommerciabilità dello stesso, non possa essere considerata conforme ai principi del regolamento-tipo.

Ne consegue che la disciplina relativa all’obbligo di acquisizione del certificato di idoneità statica, così come formulata, ha senz’altro diverse probabilità di essere sostituita. A questo punto emerge la necessità, o quanto meno la convenienza, in capo alla Amministrazione, di seguire la strada della realizzazione dell’interesse pubblico prorogando il termine del 26 novembre 2019 per gli adempimenti qualora non si arrivasse a portare a termine prima di tale data (tenendo presente anche i tempi necessari ai privati per adempiere) il procedimento di approvazione del nuovo Regolamento.
Sarebbe questo l’unico mezzo idoneo ad evitare run notevole contenzioso nei confronti del Comune.

Affitti concordati, la proroga è biennale

da: Ilsole240re del 3-7-2019 Norme&Tributi

Chiarito finalmente il dubbio ventennale: le proroghe dei contratti a canone concordato sono biennali e non triennali. Lo afferma l’articolo 19 bis del Dl 34/2019 (inserito dalla legge di conversione 58/2019). La legge 431/1998 (articolo 2, comma 3) consente infatti la stipula del contratto cosiddetto a “canone concordato”, tra cui spicca la fattispecie del 3+2.

Sì alla cedolare se l’inquilino è una Srl

dal sole24ore

Si allunga la lista dei giudici che danno via libera alla cedolare secca anche quando l’inquilino è una società.La Ctp Bari, con la sentenza 825/1/2019(presidente Bray, relatore Manganelli) salva l’opzione per la tassa piatta di un privato che ha affittato una casa a una Srl «a uso abitativo del suo legale rappresentante ovvero dei suoi collaboratori e dipendenti». Sulla stessa falsariga si sono già pronunciate tra l’altro la Ctp Reggio Emilia (470/3/2014) e la Ctr Lombardia (754 /19/2017). ...

In effetti le problematiche relative alla locazione di abitazioni non sono poche. Molti hanno preferito destinare a struttura ricettiva il proprio immobile per incrementarne la redditività. Occorre però considerare che per fare un B&B non occorre solo fare un investimento, ma occorre un preciso impegno, come per qualsiasi altra attività. La qualità dell’assistenza fornita agli ospiti è indispensabile per incrementare le richieste di soggiorno.

A tal uopo registriamo un aumento di immobili adibiti a B&B in vendita, oltre che la scelta, di alcuni proprietari, di ritornare verso una locazione con cedolare secca (tassazione al 20%)  o a canone concordato con cedolare secca (con tassazione al 10%).

Locazione Contratti